La costituzione del G.T.A. in Associazione riconosciuta deriva dalla necessità di continuare quell’attività di elaborazione e di discussione di proposte tese ad affrontare la grave crisi strutturale del mondo agricolo italiano. Come recita lo statuto approvato con l’atto costitutivo, il G.T.A. si propone la salvaguardia dell’agricoltura italiana attraverso tutte le iniziative che possono stimolare e favorire il dialogo fra le organizzazioni agricole di categoria e le strutture che operano nel settore a qualsiasi titolo, al fine di ottenere unità d’intenti e di azioni per il recupero del reddito agricolo, la difesa della dignità degli agricoltori e così via. Per raggiungere questi obiettivi ci rivolgiamo agli agricoltori, alle loro organizzazioni di rappresentanza, alle cooperative, alle organizzazioni di prodotto, al mondo politico italiano e alle istituzioni, da quelle locali fino al governo nazionale.
Prima di tutto chiediamo agli agricoltori di aderire al nostro gruppo senza distinzioni d’appartenenza ad altre associazioni di rappresentanza o di adesione alle diverse cooperative, o società private di commercializzazione. I nodi dell’agricoltura italiana sono uguali per tutti, e solo con proposte unitarie possiamo pensare di smuovere l’indifferenza che c’è nel mondo politico e più in generale nella società rispetto all’agricoltura. Il nostro primo appello è rivolto ai nostri colleghi ed amici agricoltori che siedono nei C.d.A. delle numerose coop, nei consigli direttivi delle organizzazioni professionali e di prodotto oltre che nei vari enti collaterali pubblici e privati.
Deve partire “DA VOI” il primo impulso a discutere unitariamente le proposte per fare uscire l’agricoltura da questa grave crisi, poiché, infatti, se tale crisi continuerà, sarà dirompente anche nei nostri territori che pure fino ad ora sono stati molto forti. Vi chiediamo di farvi interpreti delle nostre istanze e di convincere i dirigenti ai vari livelli a lasciare da parte le loro casacche di bottega, per porsi invece in maniera unitaria ad ascoltare i propri associati.
Al mondo delle organizzazioni di categoria e alle centrali cooperative (Legacoop,Confcooperative, Agci) chiediamo di istituire momenti unitari di discussione e di elaborazione per affrontare con decisione i gravi problemi strutturali. Non è il momento di rifugiarsi ognuno nelle proprie convinzioni o nei propri progetti che sono sempre parziali. Noi ribadiamo il nostro invito all’unità politica del mondo agricolo, consapevoli della debolezza del nostro settore e del fatto che la frammentazione e la divisione che hanno caratterizzato l’agricoltura italiana hanno dato tanti alibi ai politici per non decidere mai o per subire le politiche dei paesi più forti a livello europeo. Se ci salveremo sarà solo cambiando in modo radicale ed in fretta.
Al mondo della cooperazione chiediamo di rinvigorire un dialogo con i propri soci e di ascoltare le loro esigenze. Occorrono scelte tese alla formazione dei soci quali amministratori delle coop, occorre rigenerare l’attività dei C.d.A., servono più soci e amministratori che decidano e propongano soluzioni nuove e meno soci e consiglieri che si limitano ad approvare per alzata di mano e che comunque subiscano le decisioni. Alle cooperative ed ai commercianti privati chiediamo la disponibilità a sottoscrivere accordi di massima, che rendano più trasparente il rapporto fra i soci conferenti e la coop, o fra il commerciante e l’agricoltore fornitore di prodotti.
Indichiamo alcuni esempi:
Metodi di applicazione delle tare e degli scarti omogenei e trasparenti.
Indicazione per i conferimenti o per le vendite, di prezzi indicativi giornalieri o settimanali in modo tale che gli agricoltori possano fare le loro scelte in tempo reale. Non possiamo scoprire dopo sei mesi che ci abbiamo rimesso anche il costo della raccolta!
Stabilire modalità di acconti e di saldo con tempi certi, tempi che comunque non siano oltre l’anno di conferimento per i prodotti estivi ed entro fine maggio dell’anno successivo per i prodotti invernali.
Chiediamo, senza limitare l’autonomia di nessuno, di stare entro norme di massima uguali per tutti.
Al mondo politico chiediamo di ascoltare con più attenzione le proposte che facciamo e che hanno bisogno del loro sostegno per essere realizzate. Il primo e più importante intervento riguarda il riequilibrio del peso fra produttori e G.d.O. Siamo finiti in un sistema dove sia i produttori che i consumatori sono entrambi vittime di una distribuzione che protegge solo i grandi gruppi. Chiediamo ancora una volta un accordo per le varie fliere che garantisca un presenza minima (30/40%) di prodotti italiani e locali negli scaffali dei centri commerciali italiani. Il mondo agricolo, pur con tutte le difficoltà ed insufficienze che sono note, ha fatto sforzi enormi per dotarsi di marchi di qualità di prodotti tipici, e adottando metodi di coltivazione più rispettosi dell’ambiente e della salute dell’uomo. Poi però troppo spesso questi prodotti sono assenti in molte catene distributive perché hanno il difetto di avere un marchio diverso da quello che vorrebbero i Signori della G.d.O.! quindi secondo noi è indispensabile un grosso sforzo di supporto alle strutture di commercializzazione per imporre alla distribuzione l’acquisto di prodotti con i marchi commerciali degli stabilimenti di lavorazione. Chiediamo inoltre spazi minimi vitali ed accordi di settore che prevedano prezzi minimi per i prodotti deperibili. Tali prezzi dovrebbero coprire almeno i costi di produzione, visto che negli ultimi due anni abbiamo dilapidato i risparmi degli ultimi dieci anni e ci siamo anche molto indebitati.
Su questo aspetto del rapporto fra produttori e catene di distribuzione ci aspettiamo una forte presa di posizione ed un aiuto soprattutto dagli enti locali, sindaci in testa, soprattutto perché dispongono di strumenti di controllo e pianificazione molto efficaci. Chiediamo poi alla regione Emilia-Romagna, che in tutti questi anni ha seguito con molte iniziative il settore agricolo, di mettere mano ad una razionalizzazione dei costi accorpando e semplificando l’attività dei tanti enti che in passato hanno dato contributi significativi al mondo agricolo, ma che oggi alla luce delle ristrettezze economiche drenano troppe risorse. Ad esempio vorremmo suggerire la necessità di arrivare ad una profonda riorganizzazione fra C.R.P.V., centrale ortofrutticola (ricerca,sperimentazione e lotta integrata), C.S.O. e aziende sperimentali; enti che messi assieme possono continuare a portare benefici in termini di riduzioni di costi. Inoltre è necessario che vengano messi a punto meccanismi di reale controllo e verifica da parte dal mondo della produzione dei risultati ottenuti (programmi-operatività-risultati).Allo stesso tempo, definendo meglio la missione di questo nuovi enti, è possibile continuare ad offrire servizi e innovazione di prodotto che sono tanto necessari ed urgenti.
Occorrono iniziative tese alla riduzione dei costi per le materie prime, (fertilizzanti, antiparassitari, film plastici,ecc.). Anche in questo settore registriamo un primato italiano, gli stessi principi attivi costano da noi un 20-30% in più rispetto ai paesi europei nostri concorrenti. Da diversi anni si stà discutendo anche della omogeneizzazione delle registrazioni per l’uso di tali prodotti, ma a tutt’oggi non si è risolto nulla ed i nostri disciplinari sono i più restrittivi. La nuova situazione che si può determinare per il settore saccarifero rischia di aggravare la già precaria situazione del settore cerealicolo. L’introduzione della nuova Pac ha già creato squilibri in alcune produzioni, vedi grano duro, anche in questo settore servono politiche di filiera. Solo in questo modo si può programmare la produzione ed evitare gli scandali dei prodotti importati che poi vengono mischiati a quelli italiani minando in questo modo l’immagine del Made in Italy. Infine, riteniamo che la grave riforma del settore saccarifero, che rischia di escludere la Romagna da questo importante settore, sia ancora una volta conseguenza della disattenzione del mondo politico ed il frutto dei gravi errori commessi dalle organizzazioni professionali e dalle associazioni di settore. Dovremmo avere imparato da tempo che quando ci sono scelte strategiche importanti a livello europeo, bisogna essere presenti a Bruxelles con il sistema paese e con uomini che ai diversi tavoli delle trattative propongono soluzioni positive. Ancora una volta invece ognuno è andato per la propria strada e solo adesso sentiamo le recriminazioni delle varie organizzazioni.
Noi sosterremo gli sforzi che sicuramente l’assessore Rabboni farà per cercare di evitare il disastro per la Romagna, ma ci dobbiamo rendere conto che non si possono gestire in questo modo i processi politici riguardanti l’agricoltura. Dobbiamo capire che la politica fin qui seguita di lasciar fare alla Comunità Europea, per poi fare le lotte contro alle decisioni già prese, è stata fallimentare. Occorre fin da subito invertire la rotta ed avere rappresentanti credibili a Bruxelles perché nei prossimi due anni si deciderà del destino del settore ortofrutticolo, dei prodotti industriali (come il pomodoro) dei prodotti no food per le energie alternative. Per quanto riguarda le biomasse prima di partire alla riconversione vogliamo dati certi sulle colture più adatte dal punto di vista agronomico e dati certi sulla loro effettiva redditività.
Noi lanciamo un appello ed una sfida al mondo agricolo: cambiamo subito tutti per poter continuare a produrre in molti…