Gruppo Trasversale Agricoltori

Proposte per creare e portare reddito all’impresa ortofrutticola.

Premessa:

Il contenuto del presente documento rappresenta semplicemente in modo organizzato la sommatoria delle più importanti idee che ci sono venute o che abbiamo recepito come trasversali. Di ogni proposta sono evidenziati alcuni dei rischi e opportunità. Ricordiamo che ogni proposta è da considerarsi un mezzo e non un fine. Il solo fine da perseguire è la massimizzazione del reddito dell’impresa agricola. L’indicazione dei rischi connessi ad ogni proposta non deve essere considerata come pretesto per affossarla ma come spunto di riflessione per affinare e migliorare ulteriormente la stessa. Nel documento sono indicate alcune potenziali sinergie fra le varie proposte. Il tutto deve essere considerato come una base di lavoro da approfondire ed ampliare ma soprattutto da completare con azioni concrete e non da semplici e vuote dichiarazioni solenni di condivisione. Il documento si concentra sulla peschicoltura ma le proposte possono considerarsi valide anche per altri comparti.

Quali strategie d’azione adottare?

1)Riequilibrio fra domanda e offerta.

2)Lasciare in mano, o meglio nelle tasche del produttore quanto più possibile del valore al consumo.

3) Gestire l’emergenza

Tattiche:

  1. Come riequilibrare domanda e offerta.

Sul lato dell’offerta riteniamo sia necessario agire su due fronti. Da un lato bisogna limitarla strutturalmente con un premio per gli abbattimenti e dall’altro bisogna prevedere un meccanismo di regolazione per le annate con produzioni sopra la media. Le due azioni fanno il paio. Infatti non è pensabile ridurre le superfici in modo così drastico da avere un sicuro e remunerativo sbocco commerciale di tutta la produzione anche in annate produttivamente favorevoli. E’ quindi necessario prevedere da subito dei meccanismi di autoregolamentazione dell’offerta. E’ indispensabile avere regole condivise dalla maggioranza degli agricoltori e applicate a tutti atte ad eliminare dal mercato le quantità eccedenti lasciando in campo la parte più scadente della produzione . Bisogna pensare inoltre che non è sufficiente ridurre semplicemente le quantità offerte ma bisogna fare opera di selezione nel senso di eliminare le varietà “zavorra” perché con qualità, specialmente organolettica, al di sotto della media. Bisogna pensare inoltre di limare i picchi produttivi ove presenti nella campagna di commercializzazione. Soprattutto per lo smussamento dei picchi produttivi è indispensabile agire in ambito di Unione Europea. Urge quindi sicuramente la necessità di un Catasto frutticolo europeo ove non solo siano censiti gli ettari ma anche varietà e anno di impianto. Agire solo sull’offerta comunque porta a risultati scarsi e di breve durata in quanto ci sono produttori di altri paesi pronti a prendersi la fetta di mercato lasciata libera. E’ indispensabile agire contemporaneamente sul lato della domanda al fine di rivitalizzare i consumi ora in declino sui nostri mercati tradizionali e sviluppare nuovi mercati. Come? Ricominciando dall’ ABC del marketing. Prodotto buono e riconoscibile!

  1. Come aumentare la quota del valore finale del prodotto che rimane in tasca al produttore.

Innanzi tutto bisogna differenziare il prodotto e rendere riconoscibili e garantite le differenze al consumatore. Su cosa differenziare? Calibro e colore sono sicuramente importanti per un primo acquisto di tipo impulsivo ma se non supportati almeno da un contenuto zuccherino, aromi, profumi e freschezza (data di scadenza) non inducono certamente al riacquisto. In altre parole occorre far valere le nostre produzioni rispetto alla concorrenza creando un differenziale qualitativo e mantenerlo. Come garantire al consumatore di ritrovare quello che li soddisfa se non con una politica di marchio (garanzia) e comunicazione (informazione)? Come fare buoni prodotti valorizzati con una politica di marchio e comunicazione se non ci si aggrega? O.P., Cooperative e Commercianti privati devono creare la massa critica sufficiente a sostenere da un lato i costi di tale operazione (ricerca e sviluppo di varietà e tecnologie in esclusiva, pubblicità e rete di vendita tanto per citare i costi più consistenti), dall’altra riuscire ad avere la forza di imporsi sul mercato come leader del settore senza perderci nel bailamme di marchi e marchietti esistenti. Per quanto riguarda più in specifico le nostre cooperative è indispensabile che pro quota il patrimonio netto divenga fisicamente di proprietà dei soci. Questo è indispensabile se si ha in animo di fare grossi investimenti che si riverberano gioco forza da un lato sulle liquidazioni del conferito riducendole e dall’altro vanno ad aumentare il patrimonio dell’impresa. E’ indispensabile che il socio tocchi con mano i benefici delle azioni da intraprendere.

In contemporanea è indispensabile intervenire sul differenziale dei costi creando condizioni di competizione alla pari con i nostri concorrenti . Innanzi tutto il costo del lavoro non certo riducendo salari e stipendi ma portando gli oneri sociali a livello medio europeo non solo per i dipendente ma anche e soprattutto per il singolo imprenditore; inoltre si può fare molto snellendo il carico burocratico (per esempio perché le buste paga devono essere così complicate?). Poi il costo di tutte le forniture energetiche (per esempio si potrebbe acquistare il gasolio a prezzi correnti e utilizzare le imposte come documentate da fattura quale credito d’imposta eliminando l’Uma e trasferire i suoi costi di gestione in ulteriore abbattimento del costo del carburante), il costo delle assicurazioni, il costo dei mezzi tecnici rendendo omogenee per tutta l’U.E. le regole di registrazione e impiego. In sintesi con un po’ d’impegno e possibile spendere meno per l’agricoltura e dare più soldi all’agricoltore.

  1. Come gestire l’emergenza.

Innanzi tutto bisogna erogare immediatamente ciò che è stato assegnato (C’è chi aspetta ancora i danni della gelata 2003). Poi sarebbe utilissimo spostare in avanti i pagamenti, non eliminare, di tutti gli oneri e tributi dovuti a enti e uffici pubblici (INPS, ICI, Imposta sul Reddito, IVA per citare i principali) di almeno un paio di anni. E’ forma di finanziamento diretto e veloce alle imprese in crisi di liquidità con oneri a carico del pubblico sicuramente inferiori all’abbattimento dei tassi bancari.

Chi deve fare tutto questo?

Il Governo tramite l’azione del nostro Ministro dell’Agricoltura può agire perché a livello europeo venga istituito un sistema di controlli alle frontiere affinché le produzioni extracomunitarie corrispondano, in primis, ai nostri standard sanitari e poi anche ai nostri standard etici (sfruttamento del lavoro specie minorile) e ambientali (inquinamento). Quindi snellimento burocratico come da esempi sopraccitati. Da ultimo ma non meno importante trovare le risorse per finanziare gli interventi sopra menzionati.

Le Amministrazioni locali a partire dalle Regioni devono completare l’opera di snellimento burocratico fatta dal governo centrale. Inoltre quali responsabili dei compiti di polizia annonaria attivare controlli sistematici affinché non avvengano frodi commerciali quali false dichiarazioni di origine e di qualità per citare le principali.

Tutte le strutture di commercializzazione devono mettere in pratica le azioni commerciali sopra menzionate tramite un sistema di accordi chiari soprattutto per quanto riguarda ripartizione di oneri e benefici e le sanzioni per chi dovesse essere tentato da opportunismi di breve periodo a sgarrare.

Ai nostri sindacati chiediamo di farsi parte attiva per stimolare l’azione delle amministrazioni e soprattutto a farsi parte attiva per eliminare qualsiasi ostacolo che dovesse presentarsi all’azione commerciale delle nostre strutture.

Per tutti, noi agricoltori compresi, chiediamo di mantenere questo documento vitale con l’aggiunta di nuove idee e lo sviluppo di quelle presentate.