Introduzione incontro Fiera di Forlì
Buonasera a tutti. Voglio ringraziare innanzi tutto
Il Sindaco di Forlì
L’ Assessore all’agricoltura e ambiente dell’E.R. Guido Tampieri
Il Vicepresidente Nazionale COPAGRI Pietro Minelli
Il Vicepresidente Nazionale Confagricoltura Sergio Venzi
Il Presidente Nazionale CIA Giuseppe Politi
Il
Voglio inoltre ringraziare tutti i presenti per il supporto morale che ci date, o per meglio dire ci diamo. Per chi ancora non ci conosce due parole sul gruppo trasversale agricoltori romagnoli. Siamo innanzi tutto agricoltori, aderenti a tutte le organizzazioni professionali operanti in romagna e a gran parte delle organizzazioni dei produttori, ecco perché ci siamo auto definiti col termine trasversale, accomunati da tre obbiettivi 1° reddito, 2° reddito e 3° reddito. Chiediamo alle nostre organizzazioni e strutture innanzi tutto di condividere almeno uno degli obbiettivi sopra elencati. Abbiamo iniziato col pressare i nostri sindacati perché facciano propri i nostri 3 obbiettivi con la riunione del 1° dicembre 2004 a S. P. in Vincoli. Abbiamo continuato col raccogliere le proposte emerse nell’incontro del 18 gennaio riproponendole ai nostri sindacati dimostrando che le proposte di ognuno di non erano in contrasto fra di loro, anzi molto spesso si completavano a vicenda, e che potevano essere ulteriormente arricchite e rafforzate con le idee venute dalla base sociale. Abbiamo inoltre dimostrato che è necessaria un’azione unitaria per avere la forza e la capacità di trasformare le proposte in fatti. Dietro queste pressioni i nostri sindacati si sono incontrati il 15 e il 19 febbraio passati. Sicuramente tardi per riuscire ad approntare una serie completa e organica di proposte ed azioni di accompagnamento. Il 15 febbraio abbiamo inoltre avuto il piacere di incontrare il nostro Ministro dell’Agricoltura Gianni Alemanno al quale abbiamo consegnato un documento per presentarci e presentare le nostre iniziative. Lo stesso documento è stato fatto pervenire alle nostre organizzazioni commerciali e sindacali. La presentazione del gruppo e una sintesi delle questioni poste vi verranno presentate dal Sig. Fabiano Mazzotti, frutticoltore di Faenza impegnato nel gruppo.
(vedi documenti “presentazione ministro”).
Vi e mi ricordo che la nostra azione non termina qui con questo incontro, è indispensabile che l’opera di pressione e incitamento verso i nostri sindacati continui tramite tutti noi. Dobbiamo continuare a spingere ognuno dentro la propria organizzazione per produrre iniziative e idee, fare proprie le buone idee degli altri e portarle avanti con tenacia. Vi consigliamo di sospendere il pagamento delle quote associative fino al raggiungimento di risultati significativi.
Se non sufficiente spostate la contabilità IVA presso studi privati, ce ne sono tanti specializzati in contabilità IVA agricola.
Se non bastasse ancora chiedete al patronato di fare domanda di sospensione al versamento dei contributi associativi tramite l’INPS che vi ricordo sono su base volontaria.
E comunque e in ogni caso non partecipate ad alcuna manifestazione che non sia di carattere unitario.
Ricordo a tutti il prossimo appuntamento previsto per il prossimo mese di marzo a Cesena. Data e luogo precisi verranno comunicati con il solito passaparola appena avremo comunicazioni dal nostro Ministro Giovanni Alemanno per una data in cui sia disponibile come ci ha promesso all’incontro del 15 febbraio u.s.
Il “gruppo trasversale” che non ama essere definito “cobas”, è nato in modo assolutamente spontaneo, al di sopra ed al di fuori di qualsiasi “etichetta” di alcun tipo. Riunisce agricoltori di categorie diverse, per lo più frutticoltori, senza alcuna distinzione né di appartenenza alle varie organizzazioni sindacali (sono rappresentate tutte), ne di modalità di commercializzazione dei prodotti (sono rappresentati tutti) e soprattutto senza alcun nesso politico. Al fine di evitare accuratamente la possibilità che qualcuno, a qualsiasi titolo, “cavalchi” la protesta, le riunioni sono auto finanziate ad offerta libera dei partecipanti e chi si è impegnato nel compito arduo di organizzare e gestire gli incontri, lo ha fatto a spese proprie.
La drammatica crisi dei ricavi dell’anno 2004, che mette seriamente in pericolo la sopravvivenza del settore, soprattutto nelle sue espressioni più professionalizzate, più innovate e maggiormente dedite alla qualità, unita alla sconfortante sensazione di solitudine sia morale che concreta, che ha pervaso gli agricoltori, contornati da silenzi imbarazzanti e da assoluta mancanza di idee concrete, hanno determinato il bisogno di “fare qualcosa”.
Perfettamente consapevoli di non essere preparati, di non essere competenti, di non possedere l’esperienza e gli strumenti necessari, gli agricoltori hanno deciso di provare a scuotere il mondo degli organismi vari che li circonda, chiedendo a tutti un impegno energico ed autorevole per trovare le soluzioni ai problemi che da anni, letteralmente “strozzano” l’attività agricola.
L’obiettivo finale di questo movimento è il recupero della dignità di una intera categoria economica, che oggi appare calpestata, trattata senza rispetto ed umiliata in modo anche spesso gratuito.
Gli agricoltori hanno bisogno di risposte importanti ed è necessario che arrivino in modo quasi immediato, perché nella grande marea di discorsi degli ultimi mesi, su uno solo sono tutti d’accordo indistintamente: se non si fa niente, il 2005 potrebbe essere come, oppure anche peggio del 2004 e, se così fosse, tantissime aziende non sarebbero in grado di sopportare il colpo.
A questo punto, inevitabilmente, sia per una questione di rispetto che per una realistica posizione di responsabilità, gli agricoltori non hanno potuto fare a meno di confidare nell’attenzione del Ministro dell’Agricoltura, auspicando di riuscire, nonostante le già dichiarate incompetenze personali, a godere della sua condiscendenza nell’ascoltare istanze forse non formulate benissimo, sicuramente ancora carenti, incomplete e perfezionabili, ma che sono il frutto di un grande sforzo fatto dai singoli, per spiegare i problemi che sentono come più pressanti, nell’immaginare un futuro per le proprie aziende.
In realtà, a tutti i tentativi fatti negli ultimi anni per rispondere alle varie istanze rivolte al mondo della produzione agricola (sicurezza, igiene, ambiente, socialità, moralità, legalità, qualità a vario titolo ecc.), hanno solo corrisposto aumento dei costi, senza alcuna vantaggiosa ricaduta concreta sui ricavi.
Oggi, sembra ormai impossibile non rivolgere una domanda fondamentale alle istituzioni: l’Italia e l’Europa vogliono ancora avere una agricoltura e quale?
E’ comprensibile che la domanda non sia delle più gradevoli, ma nel parlare comune si è sempre detto che chiedere è lecito e rispondere è cortesia. Gli agricoltori confidano nella cortesia del loro Ministro, scusandosi anticipatamente per il disturbo che arrecano, auspicano di poter avere tante risposte, cominciando dalla prima e più importante: potranno sopravvivere e come? Sarà possibile un dialogo che porti a risultati concreti per garantire a chi svolge un lavoro tanto faticoso, una vita decorosa, al pari di tutti i soggetti facenti parte della società?
Nel tentativo di “farsi parte diligente”, sempre nella consapevolezza dei propri limiti, gli agricoltori si sono espressi in una serie di problematiche diverse, che appaiono tra le più urgenti/importanti:
L’organismo interprofessionale, che deve avere immediata operatività e tempestività decisionale, dotato di una Autority che vigili sul rispetto delle regole, che devono essere individuate urgentemente, prima della prossima nuova stagione. Regole che devono innanzi tutto riequilibrare i rapporti tra i componenti della filiera (produzione/industria/distribuzione) impedendo che i rischi di impresa vengano trasferiti tutti sulle aziende agricole. Regole che devono dare garanzie in merito alla suddivisione del cosiddetto valore aggiunto, tra i componenti della filiera stessa, con una indiscutibile tutela dei ricavi per i produttori, almeno per la merce di prima qualità e per quella a destinazione industriale. Regole che devono impedire la “nazionalizzazione” delle produzioni agricole di paesi terzi: non deve essere possibile in alcun modo indurre a credere italiano ciò che non lo è, ma si dovrebbe addirittura pretendere che sia ben evidenziata la provenienza originale, persino per i consumatori più distratti.
la cooperazione o la aggregazione dell’offerta, deve produrre più benefici, sia per attrarre i produttori che non hanno aderito, sia per esercitare in modo più efficace il potere di cui dispone, anche attraverso una gestione manageriale più “privatistica”. La ridotta quota di mercato che rappresenta (circa il 30%) non è rappresentativa dell’effettivo potere trainante che di fatto possiede, poiché circondata da una offerta polverizzata e poco identificata. In realtà, se avesse obiettivi diversi dal semplice svuotamento dei frigoriferi, avrebbe al suo fianco tante piccole realtà sia produttive che commerciali, pronte a difendere un prezzo maggiormente remunerativo per la produzione, per cui si moltiplicherebbe la forza esprimibile.
il consumatore va reso più consapevole del suo ruolo effettivo, occorre aprire un dialogo fatto di diritti e di doveri, non ultimo quello di comprendere che anche il cibo, come qualsiasi bene, ha un costo da rispettare. Il cliente finale non può pretendere infantilmente tutto in cambio di poco, il produttore deve in cambio garantirgli il massimo possibile, sia dal punto di vista della salubrità che del gusto.
NORME E REGOLE UGUALI PER TUTTI: sia all’interno della comunità europea che nei confronti dei paesi terzi esportatori del mercato comune. Concorrenza dura ma leale, con armi uguali per tutti. Reciprocità per i paesi europei, che devono avere regole comuni e totale parità di obblighi ed opportunità. Controlli analitici a spese dell’esportatore, per tutte le merci in ingresso da qualsiasi dogana europea, che devono rispettare le normative europee. I prodotti importati per poter circolare, devono essere accompagnati da un certificato di conformità emesso da un laboratorio di analisi europeo; quelli non conformi vanno respinti, senza doverli rintracciare, perché tutto va fermato in centro di stoccaggio in attesa dei certificati.
realizzare in sintonia di costi di produzione almeno in Europa. Ad esempio per i contributi della manodopera, moralizzare il settore delle disoccupazioni con molta attenzione a non penalizzare le professionalità più qualificate, i dipendenti con esperienza e stabilità nel settore, a disposizione delle esigenze produttive cicliche. Troppo facile togliere a chi prende di più: sono le braccia più importanti; occorre invece non consentire la speculazione di chi si avvicina al settore momentaneamente, chi si dimette a lavoro non terminato, chi non rimane totalmente disponibile per tutto l’anno. Con i risparmi realizzabili attraverso la moralizzazione della disoccupazione, si potrebbe ridurre il costo contributivo, magari con sconti graduali a scaglioni. In ultimo, poiché si tratta di denaro pubblico in soccorso dei lavoratori, sarebbe indubbiamente morale che i sindacati rinunciassero alle quote che fanno trattenere dall’INPS in loro favore, al momento dell’erogazione del beneficio. Il pagamento del costo della compilazione della modulistica di domanda, chiesta direttamente al lavoratore nel momento della presentazione, sembra sufficiente per organizzazioni sociali.
adeguare gli strumenti finanziari disponibili ed il loro costo. La certezza della solvibilità deve avere maggiore considerazione, così come è chiaramente necessaria una elasticità dei tempi e degli importi di rientro, poiché gli incassi delle aziende agricole sono soggetti a molte più variabili che gli altri settori economici. Palese è la necessità di addivenire a formule finanziarie nuove, con caratteristiche “su misura” per il settore, unite a formule assicurative a costi sopportabili, ma con una tutela molto più ampia rispetto a ciò che è disponibile attualmente.
Si è tentata una faticosa “sintesi della sintesi”, certamente non completa né esaustiva. Altri documenti sono il tentativo più analitico di affrontare gli argomenti trattati, anch’essi senza alcuna pretesa di completezza.
Il Gruppo trasversale ha lanciato un vasto appello, una diffusa richiesta di aiuto, che attende delle risposte concrete. Centinaia di agricoltori, il cui futuro appare molto problematico, con la loro presenza hanno testimoniato la volontà di cercare e trovare delle soluzioni: adesso, le stesse persone, sono attente alle risposte che verranno.Era impossibile non coinvolgere anche l’Istituzione più importante: era un preciso dovere, ben prima di un diritto, chiedere risposte anche al Ministro dell’Agricoltura.
Ringraziando per l’attenzione che vorrà darci, fiduciosamente porgiamo distinti saluti.
