S. Pietro in Vincoli, 01-12 04



introduzione alla serata di S.P. in Vincoli 1-12-2004

Rapporto base sociale – organizzazioni sindacali di categoria.





Obiettivo di questa riunione è mettere in evidenza lo stato d’animo di buona parte degli agricoltori che si trovano, in annate “normali” a confrontarsi con una situazione di impresa che non genera reddito sufficiente a ripagare il proprio lavoro per non parlare dei soldi investiti in impianti macchine ecc.

In questo contesto, di per se non felice, si è inserita una generalizzata crisi di mercato nel settore ortofrutticolo che ha colpito molto duramente la valorizzazione della pesca. Inoltre nel comparto cerealicolo si è assistito all’applicazione di regolamenti riguardanti il problema micotossine nel mais in corso d’opera ponendo i produttori nella spiacevole situazione di dover affrontare imprevisti costi di produzione. Questo ha messo molte imprese nell’infelice situazione di avere ricavi al di sotto delle spese correnti. Situazione che per quest’anno fa soffrire molto gli imprenditori agricoli e, se si dovesse ripetere anche il prossimo anno si tradurrà in ritiro dall’attività imprenditoriale agricola. Crediamo che quanto appena esposto sia sufficiente per giustificare la necessità e l’urgenza di convocare le organizzazioni sindacali per discutere e per chiedere loro conto di quello che si fa a livello politico per affrontare e porre rimedio ad una situazione davvero preoccupante.

Gli agricoltori che hanno voluto questo incontro manifestano sentitamente il loro disappunto per quanto riguarda l’efficacia dell’azione sindacale: denunciano infatti un forte indebolimento dell’azione sindacale e, cosa ancor più grave, una frammentazione della stessa che, se da un lato porta visibilità a questa o a quella organizzazione sindacale, nuoce gravemente al mondo agricolo nel suo complesso.

Il mondo agricolo, per risolvere i gravi problemi che lo minacciano, ha bisogno di unità, coesione, da parte dei propri rappresentanti sindacali.

Certamente è legittimo che ogni sindacato presenti le proprie ricette per affrontare i problemi, ma non è accettabile l’arroccamento sulle proprie posizioni, perché questo atteggiamento indebolisce l’azione e la credibilità generale: insomma, su alcune questioni, non su tutte ma almeno su quelle più importanti, i sindacati si devono presentare uniti ai tavoli istituzionali. Vivissima è la consapevolezza che solo con una unità di intenti si può interloquire con le autorità per salvaguardare il reddito e non solo, e cioè dare fiducia al mondo agricolo, dare respiro agli investimenti, dare coraggio ai giovani. La frammentazione sindacale, spiace dirlo, da una parte favorisce esclusivamente il sindacato stesso, perché dà maggiore visibilità e quindi legittima una identità che per moltissimi agricoltori significa soltanto il pagamento di una tessera, dall’altra danneggia tutti gli agricoltori perché troppe scelte comprese quelle di chi deve occupare le poltrone vengono fatte in base all’appartenenza all’organizzazione professionale piuttosto che in base alla capacità.

Noi qui presentiamo delle proposte condivise dalla maggior parte delle O.P. dell’Emilia-Romagna in merito alla questione ortofrutticola che, presentate nella loro interezza in un documento autonomo, possono essere così riassunte:

Per fronteggiare e scongiurare annate di forte crisi per la frutticoltura,si possono prevedere interventi di emergenza ed interventi strutturali; per quanto riguarda i primi ci si riferisce alla costituzione di un fondo per gestire le “ Situazioni di emergenza” e cioè alla possibilità da parte degli agricoltori di veder salvaguardato il loro reddito seppur in presenza di situazioni contingenti avverse, e, in seconda battuta, alla valutazione di un intervento straordinario della U.E. teso a favorire l’abbattimento programmato di superfici impiantate a frutteto- soprattutto impianti obsoleti e varietà superate- onde evitare il più possibile il fenomeno della sovrapproduzione strutturale.

Per quanto riguarda gli interventi strutturali si fa riferimento alla costituzione di organismi interprofessionali nazionali coordinati a livello europeo, i quali, articolati in modo ampio e capillare, possano fornire il quadro all’interno del quale si muove il mondo della produzione. Si fa altresì riferimento alle norme che tutelano le produzioni di qualità e al ripristino dei controlli qualità onde evitare che vengano immessi sul mercato prodotti di scarso valore. Da ultimo, ma non meno importante emerge la necessità di dare trasparenza alle filiere con particolare riguardo a margini e costi di ogni passaggio. Il tutto da attuare con un adeguato mix di norme, identificazione dei soggetti che ne curano l’applicazione e sensibilizzazione dll’opinione pubblica. Con il fine di creare un corretto rapporto tra produzione e distribuzione.

Ebbene su questi temi è necessario che si vada tutti insieme a bussare alle porte del ministro o del commissario europeo e nell’ attività di rendersi visibili e sensibilizzazione dell’opinione pubblica. Se non ci si trova d’accordo su certi temi si discute, si concerta, ma non bisogna rinunciare alla forza di contrattazione che solo l’unità può dare. A supporto delle nostre idee prendiamo come riferimento cosa accade in altri paesi dell’Unione Europea, i sindacati agricoli hanno grande forza contrattuale quando rappresentano in modo unitario gli agricoltori come in Francia, invece in Italia un’organizzazione professionale propone una cosa, un’altra il contrario, e tutte insieme non riescono a rappresentare una realtà agricola unica, dove i problemi, quelli veri legati al reddito, allo sviluppo, ai programmi a medio-lungo termine, sono gli stessi, ed è ovvio che mai si raggiungeranno risultati sufficienti quando le autorità politiche che devono legiferare hanno molteplici soggetti interlocutori che non hanno una posizione comune, perché nella migliore delle ipotesi il legislatore promuoverà delle leggi che, volendo accontentare tutti, non accontentano nessuno. Quello che proponiamo è la creazione di un tavolo comune che veda protagoniste tutte le organizzazioni professionali e rappresentanti degli agricoltori, tavolo comune inteso come momento di confronto e discussione aperta che riesca a dare luce ad iniziative concrete e fattive.

Quindi noi siamo qui con alcune proposte e tante questioni aperte che interessano sia il comparto ortofrutticolo che quello cerealicolo e su queste vi chiediamo, come è vostro dovere fare, delle risposte. Inoltre vi invitiamo fermamente ad accantonare gli interessi di bottega e a cercare una linea comune che se lascia scontento qualcuno possa permettere ai più di continuare a fare reddito in agricoltura.

Intendiamo proseguire su questa linea, intendiamo fare sentire forte la nostra voce in un momento purtroppo molto difficile per gli agricoltori e siamo fermamente convinti che dal mondo della rappresentanza sindacale debbano venire dei segnali più chiari e più forti; impellente è la necessità di spronare voi sindacalisti a cercare delle risposte concrete e fattive ai nostri problemi, perché troppo spesso sentiamo di avere di fronte delle persone che si sono rassegnate al declino della agricoltura così come si è sviluppata fino ad oggi

Tanto è viva la necessità di spronarvi e tanto forte è la frustrazione che provoca il vedere spesso disattesa la fiducia che si ripone nel sindacato, che è seriamente possibile da parte nostra rinunciare al tesseramento e utilizzare questa forma di protesta come bandiera per una battaglia che dovremo combattere da soli. Speriamo e siamo fiduciosi che nel corso della prossima riunione del 18-01-05 avremo risposte positive e soprattutto concrete.





SINTESI


Una affollatissima sala del cinema Farini di S. Pietro in Vincoli ha fatto da cornice, lo scorso mercoledì sera, ad un vivace incontro durante il quale si sono dibattuti temi legati alla crisi del settore agricolo e nello specifico di quello ortofrutticolo.

Promotori della serata, un nutrito gruppo di agricoltori desiderosi di dare vita ad un momento di incontro e di confronto tra i vari attori del mondo produttivo agricolo.

L’invito è stato rivolto con maggior enfasi alle Associazioni Professionali delle province di Ravenna e Forlì-Cesena che si sono fatte trovare pronte al tavolo della discussione. La serata ha avuto inizio con la relazione di apertura del portavoce dei promotori- Roberto Foschi- il quale ha illustrato le ragioni e le motivazioni a fondamento della necessità di convocare in un’unica sede le varie Associazioni Professionali. Foschi infatti ha sottolineato che in momenti di crisi profonda come quello che sta attualmente attraversando il comparto agricolo, sarebbe importante che l’azione delle varie Associazioni Professionali fosse dettata dalla consapevolezza che solo con una unità di intenti da parte delle stesse, si possono affrontare e risolvere problemi davvero impegnativi e complessi. Foschi prosegue ponendo all’attenzione dei suoi interlocutori un documento promulgato e condiviso dalle Organizzazioni dei Produttori dell’Emilia-Romagna nel quale si fanno delle proposte fattive (interventi di emegenza e interventi strutturali) al fine di scongiurare il ripetersi di annate disastrose come quella appena trascorsa. Alla fine del suo intervento dice poi che il desiderio dei promotori della serata è quello di creare momenti e occasioni di incontro periodici e continuativi tra agricoltori e membri delle Associazioni Professionali al fine di ribadire fino allo sfinimento che problemi strutturali e complessi come quelli che attanagliano l’agricoltura possono trovare soluzioni solo con unità di intenti da parte delle Associazioni stesse e mettendo quindi al bando particolarismi e interessi “di bottega”.

La palla passa quindi al nutrito gruppo di rappresentanti delle Associazioni Professionali che lo stesso Foschi va presentare:

Adriano Pirazzoli, consigliere Unione Provinciale Agricoltori di Ravenna; Nazario Battelli, presidente provinciale CIA Forlì-Cesena; Alberto Asioli, presidente provinciale CIA Ravenna; Ivan Zagnoli, presidente UIMEC UIL Forlì-Cesena; Davide Modigliani, presidente Coldiretti Forlì-Cesena; Ermanno Poli presidente UGC CISL di Ravenna; Giancarlo Melandri, presidente UIMEC UIL Ravenna; Giovanni Gualtieri, consigliere Unione Provinciale Agricoltori di Forlì-Cesena; Tiziano Melandri, presidente Coldiretti Ravenna.

Il primo a prendere la parola è Giancarlo Melandri: dice che le esigenze di unitarietà manifestate dal primo relatore si concretizzano a livello provinciale nella presenza di un tavolo verde, e subito in platea si comincia a rumoreggiare finchè qualcuno dice forte che dell’esistenza di questo tavolo verde non se ne era accorto nessuno. Melandri ammette che grave problema è la comunicazione tra base sociale e Associazione Professionale.

Tocca poi a Battelli il quale racconta come la sua organizzazione sia stata virtuosa rispetto al documento elaborato dal tavolo delle O.P. avendovi partecipato attivamente; per quanto riguarda l’unità di intenti dell’azione sindacale, Battelli ricorda come il presidente nazionale della sua associazione abbia scritto ai presidenti delle altre associazioni senza ottenere risposte positive. Per quanto riguarda poi il merito delle questioni poste da Foschi, Battelli illustra le azioni della CIA volte ad evitare le eccessive moltiplicazioni dei prezzi dei prodotti ortofrutticoli lungo la filiera. Infine dice che la CIA è disposta a discutere una sola proposta unitaria per affrontare i problemi dell’ortofrutta.

Ermanno Poli sottolinea che la crisi del settore è molto complicata perché vi contribuiscono svariati motivi e di fronte ad una crisi del mercato come questa, anche le associazioni professionali devono rivedere la loro azione; non è contrario a proposte unitarie da parte del sindacato qualora si potessero organizzare dei tavoli che vedessero la presenza di tutti i soggetti della filiera.

La platea ascolta attenta e partecipe i primi interventi e molte persone cominciano a prenotarsi per poter intervenire. La lunga serata prosegue con l’intervento di Zagnoli che difende a spada tratta l’azione dei sindacati, sostenendo che il problema dell’unità di azione delle Professionali è un falso problema perché il tavolo verde costituisce il momento di sintesi tanto invocato e continua sostenendo che nelle nostre provincie c’è una collaborazione fattiva tra le varie Associazioni e quindi non è proprio il caso di lamentarsi.

Melandri della Coldiretti fa subito riferimento al documento scaturito dal tavolo delle O.P. e sostiene che vi sono punti condivisibili altri da approfondire, e soprattutto sottolinea che nel documento manca il riferimento al mercato: ossia gli imprenditori agricoli, dice Melandri, si devono porre il problema di come si presentano sul mercato, con quali criteri e aspettative e con quale metodo si intende trovare spazio e collocamento dei prodotti nel mercato stesso. Intanto dalla platea qualcuno comincia a scalpitare perché vuole intervenire; si decide che quello di Pirazzoli sarà l’ultimo intervento prima delle considerazioni del pubblico. Il Consigliere dell’UPA di Ravenna inizia facendo autocritica: ammette infatti che l’azione sindacale è priva troppo spesso di incisività, di “cattiveria” e quindi su questo fronte bisogna impegnarsi maggiormente. Porta poi il discorso sul fatto che su certi problemi di natura economica il sindacato ha pochi strumenti eccetto che fare presente come gli agricoltori abbiano bisogno di persone capaci di valorizzare in termini economici i loro prodotti. Afferma infatti che all’interno delle O.P. ci devono essere dei manager capaci di vendere i prodotti conferiti dai produttori.

La parola passa quindi alla platea; si iscrivono a parlare numerose persone che prima fanno una analisi dei problemi e poi suggeriscono le possibili soluzioni agli stessi, sempre con la volontà di creare un clima di fattiva collaborazione con le Associazioni Professionali; tra le altre idee, si vuole ricordare quella che invitava i rappresentanti delle Professionali ad adoperarsi affinché si studino delle regole per rendere più trasparente la filiera ortofrutticola e per fare in modo che i ricarichi che subisce il prodotto nei vari passaggi non siano ingiustificabili od esosi, come invece accade tuttora. Stimolato da questi interventi, prende la parola Modigliani. Secondo il presidente provinciale della Coldiretti, il problema non è affatto l’unità o la divisione dell’azione sindacale- e qui la sala rumoreggia- bensì occorre ragionare su come le imprese agricole possano stare sul mercato; alle Associazioni Professionali spetta il compito di creare e mantenere le condizioni di accesso delle imprese al mercato; per Modigliani poi le strategie vincenti da giocare sul mercato si basano sul legame tra prodotto e territorio al fine di rendere la propria produzione unica e facilmente identificabile da parte del consumatore.

La parola passa ad Asioli che esordisce condividendo i contenuti presenti nel documento delle O.P. , e continua parlando del fatto che per poter affrontare gli intricati problemi che avviluppano il settore primario occorre il contributo di tutti coloro che fanno parte della filiera; occorrerebbe dare più peso al tavolo interprofessionale in cui Associazioni Professionali, produttori, industria, distribuzione e istituzioni portino un contributo concreto e fattivo alla soluzione dei problemi. In questo quadro quindi le Professionali devono cercare in tutti i modi di presentarsi unite.

Gualtieri chiude il giro di interventi quando si avvicina la mezzanotte e la sala e ancora piena e attenta. Il rappresentante della UPA afferma che il mondo agricolo ha perso quella forza di lobby che aveva anni addietro: a Roma e a Bruxelles le Associazioni Professionali non hanno il vigore necessario per modificare le regole dell’economia. Gualtieri propone la via dell’accordo tra Grande Distribuzione e Organizzazione dei Produttori eventualmente con la mediazione delle professionali al fine di accorciare la filiera e, in questo modo avere maggiori possibilità di reddito per i produttori.

Per un osservatore al di sopra delle parti, una serata come questa contiene al suo interno la prova che il mondo agricolo è più vivo che mai; la partecipazione attiva di così tante persone non è solo il sintomo di un momento di crisi ma anche di una voglia di riscatto sia personale che professionale. Allora l’augurio che tutti possiamo farci è che di serate così partecipate ce ne siano altre a parte quella già fissata per il 18 gennaio 2005, e l’auspicio è quello che dai prossimi incontri si mettano in cantiere progetti concreti e condivisi da sviluppare e realizzare.























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