AGRICOLTURA E LE NOSTRE ASSOCIAZIONI

SEZIONE CONFAGRICOLTURA

A
Roma coi trattori.....perchè no!
Ormai non ci resta che fare questo, comunque
sia
dobbiamo fare qualcosa di veramente pesante!!!

Deve essere
un autunno caldo, anzi
caldissimo!!!!!
Non ci sono strade
alternative!!!
Quindi confidiamo in Confagricoltura che sembra
essere (anzi
é)
quella con le idee più chiare!!!
ECO - Stati Generali, Confagri. La "rivoluzione" di Federico Vecchioni
Dal nostro inviato
Cremona, 24 ott (Velino) - Una vera e propria rivoluzione quella annunciata ad alta voce dal presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni durante gli Stati generali del Latte alla Fiera internazionale di Cremona. Una rivoluzione che rappresenta, smbrerebbe, il più grande progetto agricolo degli ultimi Sessanta anni, al cui centro viene riposizionato l’agricoltore. E non più l’associazione sindacale che lo rappresenta. “Torniamo ai sindacati agricoli che lavorano a favore degli agricoltori”, tuona dal palco Vecchioni. Basta ragionare in termini di convenienza – e in alcuni casi di sopravvivenza ndr – dei sindacati agricoli quindi. “Confagricoltura vuole allargare la propria base sociale raggruppando tutti gli scontenti”. E qualcosa sul territorio sembra stia già succedendo, a livello di ‘spostamenti’. “Per questo daremo vita alla grande mobilitazione nazionale. Ma non vogliamo dogmi. E non vogliamo e diciamo ‘no’ a tutti quei progetti a favore solo delle associazioni di rappresentanza”. Un riferimento che appare chiaro. Soprattutto in seguito al grande annuncio della Coldiretti di mettere ancora una volta in rete i consorzi agrari.
L’attacco
di Vecchioni è duro. E coraggioso. Un secco ‘no’
anche a tutti quei meccanismi burocratici e politici che sono
diventati – giocoforza – la condizione della stessa
esistenza dei sindacati. A partire dall’Agea e dai Caa. “I
soldi sono degli agricoltori. Dunque tornino agli agricoltori”,
incalza il presidente della Confagricoltura. “Non è
possibile che Agea cambi i dati catastali dopo che le domande Pac
sono già partite. Così da generare inevitabilmente
anomalie”. Praticamente la Pac è degli
agricoltori “e non deve passare attraverso un’amministrazione
pubblica agricola che non funziona”. Anche perché in
Francia gli agricoltori (il 40 per cento) si fanno la Pac da soli. E
Vecchioni affonda il colpo: “I Centri di assistenza agricola –
ovvero quegli sportelli che fanno da tramite tra agricoltori e Agea e
dunque i fondi Ue ndr – sono diventati il braccio armato dello
Stato. Bisogna recidere questo cordone ombelicale, anche se questo
dovesse voler dire pagare un caro prezzo”. Cosa
indubbia dato che i sindacati agricoli praticamente - così
come stanno le cose oggi – ci campano. E
l’Agea? “L’Agea costa 120 milioni l’anno di
servizi informatici. E i disservizi aumentano. E in tutto
questo si continua a dire che per l’agricoltura non ci sono i
soldi”. Un idea già partita tempo fa dal già
commissario straordinario Agea Domenico Oriani. Che però non
aveva fatto i conti con l’arretatezza della macchina centrale.
E con chi giudicò non “conveniente” la faccenda.
Oggi
ad ottenere i risultati, secondo Vecchioni, “è chi grida
di più”. “Gli agricoltori sono persone per bene. E
devono essere garantiti da una politica nazionale e comunitaria
adeguata. Siamo stanchi dell’asse franco-tedesca che ci impone
le sue necessità. Siamo stanchi di essere il maggiore paese
importatore di agroalimentare al mondo”. E per quanto riguarda
il piano nazionale “non è vero che le risorse non ci
sono. Si tratta di una determinata scelta politica. Sono stati
destinati aiuti finanziari a tutti i settori. Anche ai frigoriferi.
Che se continua così fra un po’ saranno vuoti”. Al
via dunque il progetto della nuova Confagricoltura di Federico
Vecchioni all’insegna della “libertà”,
“codice genetico dell’imprenditore” il cui intento
è quello di scansare progetti che servono solo a mantenere in
vita elefanti organizzativi per rimettere al centro l’agricoltore.
Anche perché “dietro ogni bandiera c’è una
faccia”.
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COMUNICATO STAMPA
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Roma, 27 ottobre 2009
A BRESCIA CONFAGRICOLTURA LOMBARDIA INCONTRA IL PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE AGRICOLTURA DEL PARLAMENTO EUROPEO DE CASTRO.
INTERVIENE IL DIRETTORE GENERALE VITO BIANCO: “RIEQUILIBRARE I NAZIONALISMI”
Dopo il “funerale” simbolico dell’agricoltura, celebrato venerdì 23 ottobre a Cremona, è stato l’incontro a Brescia con il presidente della Commissione Agricoltura del Parlamento Europeo, Paolo De Castro, a segnare l’avvio delle iniziative messe in campo da Confagricoltura Lombardia nel quadro della grande mobilitazione generale dell’Organizzazione.
Al presidente De Castro sono state illustrate una serie di problematiche ruotanti attorno alla grave crisi che sta colpendo tutti i comparti dell’agricoltura, dalla crescente divaricazione della “forbice” tra costi di produzione e prezzi al consumo, alla ridefinizione dei rapporti di filiera attraverso un riequilibrio tra produzione-trasformazione-grande distribuzione.
“La qualità da sola non basta, se non è supportata dalla capacità di tradurla in reddito e se la filiera non ha capacità organizzative: i prodotti ‘taroccati’ che si vendono all’estero rappresentano la ‘fotografia’ della nostra incapacità di aggredire i mercati che pure richiedono il nostro agroalimentare”. Lo ha detto il presidente De Castro, sulla scia di quanto aveva illustrato in apertura il presidente di Confagricoltura Lombardia, Francesco Bettoni, rimarcando come il nostro export agroalimentare stia riprendendo solo verso gli Usa e come i nostri prodotti siano apprezzati e copiati, senza che questo crei alcun beneficio al sistema.
All’incontro è intervenuto anche il direttore generale di Confagricoltura Vito Bianco, che ha rimarcato come uno dei problemi rilevanti, a livello comunitario, venga dalla concorrenza, non tanto dall’esterno dell’Ue ma dal suo interno, dai Paesi partner.
Bianco ha citato il caso della Spagna con un settore come quello olivicolo che si sta ristrutturando profondamente, avvalendosi di apporti tecnologici innovativi, puntando sulla massificazione produttiva. Laddove invece il nostro Paese privilegia politiche finalizzate alla qualità. Emblematiche anche le vicende di Francia e Germania che sono subito intervenute a difesa della loro agricoltura con sostanziosi interventi.
Da ciò la mobilitazione in atto, diretta ad ottenere misure “intercategoriali” (dalla sburocratizzazione, al decentramento ed efficienza amministrativa) ed altre specifiche per il settore agricolo che vive una situazione di grande crisi.
Le misure richieste da Confagricoltura riguardano il Fondo di solidarietà nazionale, la riduzione del cuneo fiscale per le aree non agevolate del Centro-Nord, la conferma delle agevolazioni contributive per le zone svantaggiate e montane, la proroga delle agevolazioni per il gasolio agricolo, l’estensione della “Tremonti ter” alle imprese individuali per gli investimenti in macchinari e attrezzature, il rifinanziamento delle agevolazioni tributarie per il riordino fondiario a favore della piccola proprietà coltivatrice.
“L’agricoltura non può aspettare - ha detto Vito Bianco -. Le imprese sono arrivate ad un tale livello di difficoltà da mettere a repentaglio la loro stessa sopravvivenza”.
Al presidente De Castro quindi la richiesta del direttore generale di Confagricoltura di intervenire a livello europeo, per riequilibrare la situazione tra i Paesi partner; tra quelli che assumono decisioni nazionali e gli altri che tali scelte non le hanno adottate.
Il presidente Vecchioni il giorno 31 ha detto che non lo dobbiamo ringraziare
di essere presente,
perché è suo dovere esserlo quando c’è un problema.
Giusto!
Allora perché è l’unico Presidente nazionale a venire in Romagna negli ultimi anni???
Merito suo?
merito del Presidente Prov. Gambi (questo sicuramente)?
Ora però bisogna “pedalare” ed essere di parola!
IO CI CREDO CHE SIA DIVERSA DALLE ALTRE, ANZI CI CREDIAMO IN TANTI!!!
Ci sono tutti i presupposti per fare tante cose, almeno proviamoci !
Ps. Con piacere vediamo anche un inizio del Presidente Reg. Guglielmo Garagnani.
COMUNICATO STAMPA
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Roma, 30 luglio 2009
CRISI DELLE PESCHE: A BOLOGNA IL PRESIDENTE NAZIONALE DI CONFAGRICOLTURA VECCHIONI INCONTRA IL PRESIDENTE
DELLA REGIONE ERRANI
A
Bologna il 31 luglio alle ore 12, al termine del colloquio con il
presidente Errani, il presidente nazionale di Confagricoltura
Federico Vecchioni e il presidente regionale Guglielmo Garagnani,
con l’assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni,
incontreranno i giornalisti nella sala stampa della Giunta regionale
(viale Aldo Moro, 52 - 12° piano) per fare il punto sulla crisi
delle pesche e sulle proposte dell'Organizzazione
Si fa acuta la crisi del settore della peschicoltura e, in una delle aree vocate, quella emiliano-romagnola, si intensificano le iniziative di Confagricoltura con un duplice obiettivo: salvaguardare i redditi degli agricoltori da un lato, rilanciare i consumi dall’altro.
Il presidente nazionale di Confagricoltura, Federico Vecchioni, il 31 luglio sarà a Bologna dove incontrerà i frutticoltori. Quindi alle ore 11.30 sarà ricevuto dal presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani a cui consegnerà un documento con le proposte sugli interventi da mettere in campo a livello regionale.
Alle ore 12, al termine del colloquio con il presidente Errani, il presidente di Confagricoltura Vecchioni, il presidente di Confagricoltura Emilia-Romagna Garagnani, con l’assessore all’Agricoltura Tiberio Rabboni, incontreranno i giornalisti nella sala stampa della Giunta regionale (viale Aldo Moro, 52 - 12° piano).
Confagricoltura lo aveva denunciato nei giorni scorsi. Un agricoltore, con il ricavo della vendita di 4 kg di pesche riesce a malapena a comprare un caffè al bar. Sì, perché il prezzo all’origine si attesta sui 20 centesimi al chilo e non copre neppure i costi di produzione. Il presidente, nell’incontro con i giornalisti, farà il punto sulla crisi del settore; l’invito è anche quello di rilanciare i consumi di frutta, come le pesche, che è indispensabile nella dieta alimentare estiva e di valorizzare lo schema di accordo sulle pesche, realizzato nei giorni scorsi in Emilia-Romagna, tra produttori e GDO con il raccordo dell’assessorato all’Agricoltura.

Confagricoltura su quote latte: prosegue la mobilitazione degli agricoltori. Annunciata manifestazione a Cuneo
Mentre si avvia in aula al Senato la discussione sulla conversione in legge del decreto quote latte (che poi dovrà passare all’esame della Camera) Confagricoltura annuncia il proseguimento delle iniziative di mobilitazione. Una importante manifestazione si terrà la prossima settimana con corteo di trattori a Cuneo. Rimane attivo in Piemonte il primo presidio degli allevatori a Carmagnola (TO) realizzato da oltre due settimane, a cui sono presenti stabilmente circa 150 trattori.
In Lombardia restano allertati gli agricoltori, dopo le manifestazioni di Arcore e Gemonio, pronti a riattivare i presidi di Mantova, Brescia e Cremona. Il 5 marzo Confagricoltura di Brescia, in vista dell’assemblea generale degli associati, terrà una conferenza stampa (ore 12, via Creta 26/50).
In Emilia, dopo la manifestazione di Reggio Emilia, svoltasi in concomitanza con quelle lombarde, resta attivo il presidio di Parma.
Sia in Lombardia che in Emilia gli agricoltori – fa sapere Confagricoltura – sono in stato di allerta e pronti, se occorrerà, a riaccendere i motori, dopo le decisioni del Senato e soprattutto dopo gli incontri tra Organizzazioni agricole e Governo.
“In queste ore – ha detto il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni – abbiamo ascoltato molte falsità. C’è chi ha voluto minimizzare la portata della mobilitazione; c’è chi ci ha accusato di demagogia solo perché avvertiamo il bisogno di tutelare fino in fondo gli interessi e le legittime aspettative dei produttori onesti (siano o non siano iscritti a Confagricoltura); c’è chi ha continuato a dire che diamo in giro ‘numeri strani’ sugli splafonatori. Mi sembra che tutte queste dichiarazioni si siano rivelate un boomerang perché gli allevatori hanno aperto gli occhi e sanno chi difende i reali interessi delle imprese agricole e della zootecnia italiana”.
“La mobilitazione continua e verificheremo – ha sottolineato Federico Vecchioni - se c’è la volontà concreta di risolvere positivamente il problema, consentendo di ripristinare, il prima possibile, le condizioni normative in grado di assicurare una corretta gestione del regime delle quote latte”.
Che dire…..qui si fa sul serio, leggendo anche il manifesto qui sotto ne è la prova!
Il tempo farà giustizia e gli agricoltori sapranno scegliere chi li difende e chi cura interessi diversi”!

È il primo Presidente di un sindacato agricolo che parla da vero sindacalista a tutela degli agricoltori, un vero leader a sostegno delle imprese agricole!
Qui c’è anche l’arrosto non solo il fumo!!!!
Ora la mobilitazione deve estendersi a tutto il paese,
trattori in moto in tutte le province, una scia infinita di mezzi agricoli!!!!
11/02/2009 Gli emendamenti al decreto sulle quote latte e la fiscalizzazione per le aree montane e svantaggiate all’esame della Giunta di Confagricoltura
"In sede parlamentare il decreto legge sulle quote latte dovrà essere modificato. E’ indispensabile per non vedere vanificati l’impegno e gli sforzi del mondo produttivo nel perseguire l’applicazione della Legge 119/2003, e per garantire i produttori che hanno sempre rispettato le regole”. Lo ha rimarcato la Giunta Esecutiva di Confagricoltura riunita oggi a Roma.
Queste le condizioni irrinunciabili per l’Organizzazione agricola:
l’obbligo, per avere nuove quote, della rinuncia di qualsiasi contenzioso in atto o futuro;
la previsione di un “pagamento d’ingresso”, commisurato all’entità del debito, per accedere alle nuove quote ed alla rateizzazione;
un fondo con adeguate risorse a favore degli allevatori in regola;
la retroattività al 2009 dell’efficacia del superprelievo nel caso di non accesso alla rateizzazione.
La Giunta di Confagricoltura – che ha esaminato la difficile congiuntura dell’economia del Paese e del settore agricolo – ha risollecitato il varo di un pacchetto di misure “anticrisi” specifiche per il settore primario, tra cui quelle per ripristinare il fondo di solidarietà nazionale per le assicurazioni agevolate per le calamità naturali e le avversità atmosferiche e per la ridefinizione del regime di credito d’imposta, per favorire le attività di internazionalizzazione delle imprese agroalimentari.
Preoccupa Confagricoltura in particolare il problema delle agevolazioni previdenziali per le zone montane e svantaggiate, nell’ottica di contenere il costo del lavoro nelle aree difficili. Non va dimenticato che le giornate di lavoro in zone montane e svantaggiate sono – calcola Confagricoltura – 85 milioni su poco più di 100 milioni. La mancata proroga della legge 81/2006 sulla fiscalizzazione delle aree svantaggiate comporterebbe un incremento degli oneri per il sistema agricolo di 275 milioni di euro per anno.
La questione – ha rilevato la Giunta di Confagricoltura - richiede interventi immediati, anche perché è mancata sinora la giusta attenzione politica al problema ed ai suoi effetti concreti sulla redditività e sulla tenuta competitiva delle imprese.
"Anche quella agricola - ha aggiunto il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni - è attività di impresa e come tale va riconosciuta e sostenuta per superare questo momento di grave difficoltà che la sta investendo. Non dimentichiamo che il settore primario dà lavoro ad 1.200.000 addetti".






12/03/2008 Il presidente Vecchioni al convegno di Confagricoltura Piacenza. Sul tema degli OGM forte richiamo al mondo politico perché operi “scelte di lungo periodo”
"La posizione di Confagricoltura sulle possibilità di utilizzo degli OGM è pragmatica e parte dal presupposto fondamentale che la miglior tutela sta nella conoscenza”: ha esordito così Federico Vecchioni, presidente nazionale di Confagricoltura, intervenendo ai lavori del convegno organizzato da Confagricoltura Piacenza.
Rispetto al tema degli OGM, ha chiarito, il mondo politico italiano si è adagiato su posizioni populiste, senza fidarsi della sua comunità scientifica. “Sono cambiati i Ministri dell’agricoltura, ma nessuno ha avuto il coraggio di indagare a fondo le possibilità offerte da queste tecnologie, né di operare scelte di lungo periodo. Nel frattempo però dalle nostre frontiere continuano ad entrare prodotti e materie prime ottenute attraverso l’utilizzo di OGM (soia e carne ne sono esempi molto concreti) ”.Secondo Vecchioni serve, da un lato, un salto culturale, che permetta di vedere oltre la logica di breve periodo, mentre dall’altro va riconosciuto agli agricoltori un ruolo più importante “al quale la politica deve dedicare più del minimo spazio che i candidati alle prossime elezioni stanno concedendo nei loro programmi di governo”. Il presidente di Confagricoltura ha inoltre spiegato di sentirsi indignato come produttore agricolo dal richiamo a “produrre qualità” con cui il mondo politico liquida le problematiche del comparto agroalimentare: “se la politica – ha tuonato tra gli applausi – sapesse esprimere la qualità che esprimono gli agricoltori, il nostro Paese avrebbe meno problemi”.
Il nostro Paese secondo Vecchioni non può ridursi ad essere produttore solamente di servizi, non può esservi solo turismo (con il massimo rispetto per gli imprenditori turistici), né l’agricoltura può diventare soltanto erogatrice anch’essa di servizi con l’imprenditore ridotto al rango di supergiardiniere. Serve ancora la produzione. E proprio nell’ottica di integrazione – e non di sostituzione – dell’attività produttiva vanno viste tutte le attività di diversificazione del lavoro agricolo: dall’agriturismo, alle agroenergie.
Rispetto a quest’ultima tematica in particolare, il presidente di Confagricoltura ha chiarito come soprattutto per il comparto zootecnico, il fatto di produrre bioenergie possa essere di supporto all’ottimizzazione del percorso produttivo.
Infine due battute sull’attualità. Circa l’accordo pomodoro Vecchioni parla di un “buon lavoro”, ottenuto con un percorso di condivisione da parte di tutto il mondo agricolo, un’unità insomma rispetto alla quale siamo “impegnati perché diventi regola in ogni occasione”. All’immancabile domanda sulle quote latte e sulla loro tanto temuta abolizione, il presidente risponde, assicurando l’impegno dell’organizzazione a preparare gli allevatori al cambiamento previsto per il 2015.
27/02/2008 Rappresentanza delle imprese: ora nuovi assetti. Articolo di Federico Vecchioni su "Il Sole 24 Ore"
DA "IL SOLE 24 ORE" - 27 febbraio 2008
Gli operatori economici italiani guardano a quanto sta avvenendo nel mondo politico, in vista delle prossime elezioni politiche, con la speranza che si tratti realmente di un passaggio significativo verso il superamento di quel bipolarismo imperfetto che in questi anni essi, a loro spese, hanno fin troppo ben conosciuto.
Quanto questa attesa verrà corrisposta, è ancora troppo presto per dirlo. Quel che è certo - almeno per il mondo dell’imprenditoria agricola e della filiera agro-alimentare, ma credo per l’intero mondo produttivo nazionale - è che siamo arrivati a questo ennesimo appuntamento elettorale sfiduciati per un passato prossimo e un presente a dir poco deludenti, e preoccupati per un futuro che nessuno si sforza minimamente di delineare. Le "non scelte" degli ultimi anni, l’appesantimento dell’apparato pubblico, la cronicità delle emergenze, hanno allontanato sempre di più i cittadini dalla politica e dai suoi protagonisti, generando una pericolosa sfiducia nelle istituzioni elettive.
In piena crisi di governo si sono distinte undici Confederazioni di impresa - inclusa Confagricoltura, che mi onoro di presiedere - attraverso il "manifesto per la governabilità", nel quale si sollecitava una precisa assunzione di responsabilità da parte della classe politica al fine di garantire, alle imprese ed ai cittadini, un’inversione profonda nelle modalità di confronto tra maggioranza ed opposizione sulle tematiche di interesse generale, dalla legge elettorale agli assetti istituzionali, passando da scelte strategiche per lo sviluppo dell’economia. Credo che, nel firmare quel "manifesto", le Confederazioni abbiano offerto anche un chiaro esempio di come poter superare con la buona volontà i particolarismi, gli egoismi settoriali, nell`interesse di obiettivi la cui rilevanza peril mondo della produzione costituisce fattore unificante.
Ma quella iniziativa non può e non deve esaurirsi solo perchè lo sbocco dato alla crisi è il voto. Anzi, essa risulterà più che mai spendibile anche e soprattutto dopo il 14 aprile, quando la polvere delle promesse elettorali si sarà posata e bisognerà trovare soluzione ai problemi. Ma perchè questo accada davvero, credo che sia venuto il momento che i leader delle Confederazioni di impresa, a cominciare dal sottoscritto, aprano una seria riflessione sulle modalità di esercizio della rappresentanza, anche e soprattutto per evitare che la stessa disaffezione e disistima che ha colpito la politica contagi pure le organizzazioni degli interessi.
Da tempo sono mutate le motivazioni che spingono le imprese a scegliere un’organizzazione di rappresentanza: sempre meno legate alla storia e ai simboli, sempre più attinenti alla capacità delle organizzazioni stesse di adattarsi alla sfida del mercato con progetti innovativi, che siano strumenti efficaci nelle mani degli imprenditori, per produrre più valore, al fine di combinare al meglio i fattori produttivi. Per esempio, Confagricoltura per accelerare il processo evolutivo della rappresentanza ha deciso di definirsi "sindacato di progetto".
Una rappresentanza che voglia suggerire idee, proporre progetti e svolgere unefficace azione di lobby non può presentarsi a Palazzo Chigi con più di 56 sigle, con 130 partecipanti ed altrettanti interventi dalla incisività non sempre significativa. Dunque è opportuno avviare con coloro i quali lo condividono, una riformulazione delle modalità di espressione degli interessi organizzati, che in altre parole significa mettere mano all`assetto delle Confederazioni. Nello specifico, io credo, occorre far sì che il "manifesto per la governabilità" sia la prima tappa di un percorso di riforma strutturale dei corpi intermedi.
La
prossima legislatura potrebbe essere Costituente, personalmente me lo
auguro e credo sarebbe importante,
che sulla riforma degli assetti istituzionali del Paese, le
organizzazioni imprenditoriali non si facessero trovare impreparate
o, peggio, divise. Mi permetto dunque di richiedere una riflessione
comune su questi temi, ricordando a me stesso che la legittimazione
del nostro ruolo deriva dai risultati concreti e misurabili, i cui
contenuti coincidano con le opportunità per i nostri
imprenditori di
competere di più e meglio. Prima che la
richiesta ci giunga dalla "base" in chiave delegittimante,
è bene farsi carico di un`ipotesi di riforma. Qui non avanzo
ipotesi di nuovi organismi o patti federativi, per cominciare
basterebbe una verifica delle volontà. Ma fin d`ora
preannuncio ai miei colleghi una lettera con la quale chiederò
la loro disponibilità per un primo incontro al più
presto.
Federico Vecchioni
Vecchioni, complimenti!
Hai detto tutto quello che c’era da dire, in modo chiaro e senza polemiche fine a se stesse.
Diventa il “capitano coraggioso” ed il portabandiera dell’unità sindacale e avrai il tuo esercito!
Editoriale
di Marco Saraceno. Il gioco di squadra sindacale
Agricoltura
Nuova
Scrivo questo editoriale per il numero “estivo”
di “Agricoltura Nuova”, mentre già arrivano le
notizie sulla vendemmia che, a causa dell’andamento climatico,
in molte zone si avvia in anticipo e con molte incertezze sul suo
andamento a causa dell’approvvigionamento idrico. Continua,
incandescente, l’allarme incendi, con molte conseguenze e danni
anche in agricoltura. Altro tema scottante di questi giorni è
l’allarme prezzi, con delle baggianate come quella che non ci
sarebbe farina per il pane e la pasta perché il grano sarebbe
dirottato al no food…. Non ci soffermiamo su questo “colpo
di sole” amplificato dai media, ai quali ha risposto
prontamente il presidente di Confagricoltura con una conferenza
stampa a fine luglio. Queste notizie, soprattutto, proiettano
l’agricoltura agli onori delle prime pagine dei quotidiani. Si
parla delle fiammate contingenti di prezzo di alcuni prodotti, ma si
tace il brusco calo delle quotazioni all’origine, anche “a
due cifre”, che ha interessato altre produzioni come l’olio
di oliva, la carne e l’ortofrutta... Il tema della
“comunicazione” è una delle priorità di
Confagricoltura e dell’ANGA. C’è la necessità
di porre l’agricoltura sotto i riflettori - non solo per
l’aumento dei prezzi degli ortaggi- ma per quello che dà
al Paese in termini di alimentazione, salute, ambiente, territorio
(ed anche no food, energia, ecc.). E c’è la necessità
di “comunicare l’Organizzazione” ed i suoi sforzi
per le imprese, associate e non, per l’agricoltura, per il
Paese. E’ anche importantissimo comunicare di più fra di
noi, far sapere quello che facciamo, diffondere le nostre iniziative.
Certo, si sono fatti passi significativi in avanti, e si è
riusciti a imporre che ci si chiami con una solo denominazione:
Confagricoltura, proponendoci con un solo logo. Tutto ciò,
oltre a rafforzare l’identità, ci rende univocamente
visibili sul territorio. Come ANGA ci sentiamo attivamente coinvolti
e partecipi dei processi di rinnovamento dell’Organizzazione.
Questo giornale lo vogliamo caratterizzare sempre più come
strumento per i giovani (di Confagricoltura e non), che “respira
giovane”. Abbiamo promosso il sito dell’Anga e puntiamo
molto su Internet, la multimedialità, le nuove frontiere
tecnologiche. Mi è piaciuta molto e condivido pienamente una
recente dichiarazione del presidente Vecchioni: “bisogna
camminare sovrapposti in termini di obiettivi e risultati»
questo significa che Confagricoltura ed ANGA (ma anche tutta
l’Organizzazione territoriale) sono come devono essere:
“sovrapponibili”. La nostra Associazione va vista non
come “palestra”, ma come “sindacato”. Con
obiettivi coincidenti, nel gioco di squadra.
Marco Saraceno


COMUNICATO STAMPA
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Roma, martedì 24 luglio 2007
IL PRESIDENTE DELL’ANGA, SARACENO, AUSPICA UN PERCORSO COMUNE TRA LE ASSOCIAZIONI IMPRENDITORIALI GIOVANILI
“La sinergia e il percorso comune tra associazioni imprenditoriali giovanili diverse è fondamentale per contribuire insieme ad una vera riforma della società, oramai irrimandabile”. Lo ha detto Marco Saraceno, presidente dei giovani di Confagricoltura (ANGA), intervenendo al convegno “Dignità e cultura d’impresa: generazioni a confronto. Integrazione, etica e società”, organizzato dal Gruppo Giovani Imprenditori della Confapi, a Potenza.
“In un mondo che cambia velocemente dobbiamo essere capaci di precedere i cambiamenti, - ha sostenuto il presidente ANGA - di essere uniti in un percorso di riforma della società e dei servizi, indipendentemente dal settore specifico di appartenenza”.
“Le imprese non hanno bisogno di ostacoli – ha continuato Saraceno – ma di un Paese che tenda allo sviluppo in grado di investire e valorizzare capitale umano e potenzialità“.
COMUNICATO STAMPA
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Roma, mercoledì 18 luglio 2007
Marco Saraceno interviene all’Assemble Agia-Cia
“In vista dei prossimi appuntamenti (Conferenza nazionale agricoltura, Conferenza programmatica OIGA) è necessario ragionare confrontandosi con tutta la filiera”, ha sostenuto Marco Saraceno presidente dell’ANGA, l’associazione che riunisce i giovani della Confagricoltura, intervenendo alla tavola rotonda: “ Giovani e mercati” organizzata in occasione dell’assemblea straordinaria dell’AGIA.
“Ci piace ragionare su ciò che ci unisce - rileva il presidente ANGA - il settore agricolo, ha bisogno più che mai di concentrarsi sul proprio futuro e di disporre di strumenti concreti e fruibili capaci di far nascere e sviluppare l’attività imprenditoriale in agricoltura”.
Complimenti al Presidente Saraceno!
Anche noi Trasversali sosteniamo da sempre di ragionare su ciò che ci unisce!

COMUNICATO STAMPA
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Roma, martedì 29 maggio 2007
L’IMPRENDITORE AGRICOLO SCHIACCIATO DALLA BUROCRAZIA.
UNO STUDIO DI CONFAGRICOLTURA SULLA SEMPLIFICAZIONE
Mille istituzioni pubbliche, a livello comunitario, centrale e locale, tra Commissione, ministeri, assessorati, enti e società regionali, province, comunità montane (e senza contare i singoli comuni … ), si occupano a vario titolo di agricoltura. Una gigantesca macchina burocratica, che occupa centinaia di migliaia di dipendenti, e che si traduce, per l’imprenditore agricolo, in una mole insostenibile di carte, timbri, procedure che, in ultima analisi, significano tempo. Dunque costi.
Confagricoltura ha fatto una stima: 100 giornate lavorative di 8 ore ciascuna, un impegno medio di 2 giornate alla settimana, da dedicare alla burocrazia.
Per questo Confagricoltura ha commissionato ad un team di esperti un “rapporto” sulla semplificazione in agricoltura, di cui è stata presentata una prima parte, con l’obiettivo di avviare un dibattito positivo con il mondo della politica, le amministrazioni e tutte le componenti che vorranno partecipare a questo sforzo.
Lo studio prende in considerazione, a titolo esemplificativo, le procedure relative a due adempimenti, importanti, a cui è soggetto l’imprenditore agricolo: quelle per l’accesso ai pagamenti della Pac, e quelle relative alla assunzione/gestione dei dipendenti, inclusa la sicurezza del lavoro.
Contestualmente è stato avviato l’approfondimento di alcune procedure, a gestione regionale, comparando tre diverse realtà, Veneto, Toscana, Campania. Perché l’agricoltore, a causa della complessità del sistema istituzionale italiano e della quantità di strutture pubbliche che si occupano più o meno direttamente del comparto, deve confrontarsi con situazioni locali diverse, che spesso diventano elementi di distorsione della concorrenza.
Il tema della semplificazione è particolarmente rilevante per la Politica agricola comune. La stessa Unione europea lo ha individuato come uno degli obiettivi guida del nuovo modello di sviluppo sostenibile.
Confagricoltura ha elaborato un suo Piano di azione, che si basa su due principi:
la semplificazione del quadro giuridico perseguita da Bruxelles, con la creazione di una Ocm unica al posto delle attuali di settore, non deve però modificare l’impianto degli strumenti di intervento della Politica agricola comune;
sono necessarie alcune modifiche ai vari regolamenti della Pac per ridurre gli oneri amministrativi imposti agli agricoltori.
Ancora più complesse sono le procedure di assunzione/gestione della forza lavoro, che comportano una quantità notevolissima di adempimenti, che diventano ancora più complessi nel caso dei lavoratori extracomunitari, o stagionali, che in agricoltura rappresentano una parte rilevante.
Confagricoltura chiede di rivedere l’intero procedimento, evitando la duplicazione degli adempimenti, limitando il numero di enti coinvolti e prevedendo forme semplificate per alcune tipologie di rapporti di lavoro, come quello stagionale. Cominciando dallo snellimento della comunicazione dell’assunzione e della denuncia aziendale. E per alcune categorie di lavoratori non professionali e per alcune tipologie di lavorazioni di breve durata, l’Organizzazione agricola propone, come già avviene in altri Paesi europei, un “buono”, una sorta di ticket, il cui valore dovrebbe essere comprensivo di tutti gli elementi del costo (retribuzione, contribuzione, assistenza).
L’ultimo aspetto preso in considerazione dalla ricerca condotta da Confagricoltura riguarda la sicurezza sul lavoro. Premesso che la riduzione degli infortuni nel settore agricolo registrata negli ultimi anni dimostra la validità della politica della prevenzione e l’impegno in questo senso degli imprenditori, le procedure, gli obblighi e le responsabilità disciplinati dalla vigente normativa sono pensati per grandi aziende industriali, la cui organizzazione è spesso molto distante dalle realtà del settore agricolo.
In questo quadro Confagricoltura ritiene sia possibile migliorare la legislazione, prevedendo una reale semplificazione degli adempimenti, che tenga conto delle specificità e delle differenti condizioni territoriali in cui si opera.
In conclusione. Le discrasie organizzative della Pubblica Amministrazione, centrale e locale, la farraginosità delle procedure, i costi altissimi che tutto ciò comporta, dimostrano che la semplificazione in agricoltura è una necessità improcrastinabile per la competitività del sistema agroalimentare italiano.
Confagricoltura chiede che questo argomento passi dai tavoli degli studiosi, ai tavoli di confronto, divenendo un preciso obiettivo politico che coinvolga i diversi livelli di governo, Stato, Regioni e enti locali.
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Crisi frutta estiva: summit di Confagricoltura con i produttori francesi Situazione sempre più critica per il comparto della frutta estiva, di pesche e nettarine. Il prezzo pagato ai produttori non supera 0,20 e 0,50 centesimi/kg. I mercati sono ingolfati da prodotto importato, soprattutto dalla Grecia, ma anche dalla Spagna. Aumenta a ritmo elevato anche l'import dai Paesi extracomunitari, per effetto degli accordi di favore sottoscritti dall'Unione europea. Nell'ottica di individuare nuove strategie per fronteggiare la crisi, si è svolto in Confagricoltura un incontro con una delegazione della Federazione francese di prodotto della frutta. In Francia - fa presente la Confagricoltura - da alcuni anni si è consolidato un accordo interprofessionale che prevede un prezzo minimo garantito agli agricoltori che copre i costi di produzione, ed un trattamento di favore alla produzione nazionale con opportune tecniche di "visual merchandising". In pratica il prodotto nazionale, grazie all'impegno della Grande Distribuzione Organizzata, viene esposto e valorizzato al meglio nei supermercati, rendendolo più visibile ed appetibile agli occhi dei consumatori rispetto a quello importato. Grazie alle sinergie e alle intese raggiunte il prezzo corrisposto all'agricoltore francese riesce ad essere superiore del 30% rispetto a quello che va al produttore italiano. E tutto questo senza alcun onere aggiuntivo per i consumatori. Fonte Ufficio stampa Confagricoltura |
5/2007
TAORMINA
IL FILO DI ARIANNA
Agricoltura. Vive dell’aria che respiriamo, dell’acqua che beviamo,
dell’ambiente e del paesaggio che plasmiamo, delle nuove frontiere che
esploriamo. Sappiamo tutte le domande e conosciamo la maggior parte delle risposte. Eppure, l’Italia sembra aver rimosso l’agricoltura dei talenti: gestione delle risorse umane, dei capitali,delle relazioni con il mercato; capacità di esplorare e praticare virtù e conoscenza.
Noi di Confagricoltura, noi non l’abbiamo rimossa. Certo, il consumatore è re. Ma più che blandirlo, dobbiamo scavare oltre l’epidermide delle sue emozioni.
Dobbiamo accrescere la nostra reputazione, non diventare altro. La nostra
“missione”, come Sindacato economico di lobby, è l’impresa agricola. Che è la“ragione sociale” di tutti noi iscritti, dirigenti pro tempore o semplici soci, e che legittima il nostro ruolo nel sistema economico e nel territorio.
C’è un filo d’Arianna lungo cui si dipana il percorso di Confagricoltura dal
dicembre 2004 fino a Taormina e più avanti. Rinsalda, quel filo, i legami fra le imprese di tutti i settori. Come una rete, mette in comunicazione le esperienze di tutte le imprese agricole, competitive sui mercati e del territorio; si apre, per interagire con la politica, con la ricerca e con la società. Al centro dell’impresa, sempre, c’è la persona: l’imprenditore, il lavoratore dipendente e quello autonomo.
Consapevoli che la loro attività incide su bisogni questi sì primari, la nutrizione e la salute innanzi a tutto; responsabili al di là degli obblighi di legge. Coscienti e coscienziosi tutti, del/nel loro ruolo; salvo chi ha sbagliato mestiere.
A queste persone, alle nostre imprese – quale presidente pro tempore di
Confagricoltura – posso dare una sola certezza. Come persone, come imprenditori, siamo tutti chiamati a fare ripetuti bilanci: per rinsaldare il cammino, quando è giusto; per correggere la rotta, quando è necessario. Fare e verificare è stato dal primo giorno e lo sarà fino all’ultimo del mio mandato, il modo di dipanare quel filo d’Arianna che ci deve portare fuori dal labirinto delle incertezze/ rimozioni.
Ne sono sicuro: c’è futuro per l’impresa agricola. Ne sono consapevole: ci saranno comunque aziende che non ce la faranno, a garantirsi una continuità o una successione. Nessuno, come persona, dovrà mai perdere la sua dignità, dovrà trasferirsi più nel mondo dei vinti. Nessuno, se è davvero imprenditore, deve abdicare alle sue responsabilità.
Federico Vecchioni
“quelli” di Confagricoltura ci sembra che abbiano uno “spirito critico” più pratico e legato alla sostanza delle cose.